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Leggendo questo romanzo, cui Rilke lavorò ininterrottamente per anni e che pubblicò nel 1910, abbiamo la percezione della fatalità di un fallimento: quello rappresentato dalla sconsacrazione subita dall'arte nell'età moderna. Ma il Malte, libro tutto permeato d'interni e d'interiorità, di nomi e di nomi di cose, che riesce a tradurre in parola anche gli eventi più infimi e impercettibili, è una delle poche opere poste sulla soglia della modernità letteraria.
«Ma c'è, qui, qualcosa di più pauroso: il silenzio. Io credo che nei grandi incendi arrivi talvolta un istante così, di estrema tensione, i getti d'acqua ricadono, i pompieri non si arrampicano più, nessuno si muove. Senza suono un cornicione nero comincia a muoversi, lassù, e un'alta parete dietro la quale il fuoco si leva furioso s'inclina, senza suono. Tutti ristanno, e con la testa insaccata fra le spalle, i volti tutti raccolti negli occhi, aspettano il colpo terribile. Così è qui il silenzio.» |