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Il momento storico che stiamo vivendo pone una sfida radicalmente nuova alla specie umana: per la prima volta, il suo prodigioso dinamismo si scontra con i limiti della biosfera, mettendo in pericolo la sua stessa sopravvivenza. Vivere in questo momento significa dover trovare collettivamente i mezzi per orientare in una diversa direzione l'energia dell'umanità e la sua volontà di progresso. È una sfida meravigliosa, ma piena di rischi.
«Il pianeta è oggi governato da un'oligarchia che accumula guadagni, patrimoni e potere con un'avidità che non ha precedenti dai tempi dei “baroni ladri” americani. Da qui a dieci anni, bisognerà aver cambiato direzione – se il crollo dell'economia americana o l'esplosione del Medio Oriente non avranno imposto il cambio di rotta attraverso il caos.» Hervé Kempf
«I segni dell'emergenza ecologica sono chiaramente visibili, e l'ipotesi della catastrofe si fa via via più realistica. Ciò nonostante, in fondo non si presta troppa attenzione a questi segnali, che non influenzano né la politica né l'economia. Il sistema non sa cambiare traiettoria. Perché? Perché non si arriva a mettere in relazione la questione ecologica e quella sociale. Ma non si può comprendere la concomitanza delle emergenze economica e sociale se non le si analizza come due facce del medesimo disastro. Prodotto da un sistema pilotato da una casta dominante che oggi come oggi non ha altro movente che l'avidità, altro ideale che la conservazione, altro sogno che la tecnologia. Questa oligarchia predatrice è l'artefice principale della crisi globale.» Dalla Prefazione di Giuseppe Culicchia |