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«Durkheim spiegava che la solidarietà meccanica esistente tra i membri di una società preindustriale, in una società retta dalla divisione del lavoro sociale lasciava il posto a una solidarietà organica. Quest’ultima secondo lui era all’origine di un sistema “di diritti e doveri che legano tra di loro [gli uomini] in modo durevole”. Nel mondo in cui entriamo, si cercherebbe invano la solidarietà organica che auspicava Durkheim. La fine di quella solidarietà che era impressa nel cuore stesso del mondo industriale lascia aperta la questione dell’interpretazione della «società» postindustriale.» La società industriale collegava un modo di produzione a un sistema di protezione e di welfare. La questione economica s’intrecciava con quella sociale, con fortissime implicazioni politiche. La società postindustriale tende invece a separare queste due sfere, segnando così l’inizio di una nuova era, dove il dominio assoluto del mercato non crea più tra chi vi partecipa una evidente comunità di destini e di interessi, un orizzonte sociale condiviso. A determinare il nuovo modello postindustriale sono state in primo luogo le quattro grandi rivoluzioni (tecnologica, sociale, culturale, finanziaria) che Cohen pone al centro della sua prima lezione. A queste trasformazioni si aggiunge l’impatto della globalizzazione, con la divergenza tra l’immaginario collettivo proiettato dalla società dell’informazione e le identità territoriali, e con il divario crescente tra ricchezza e povertà su scala planetaria e su scala locale. Con straordinaria capacità di sintesi, Daniel Cohen ricostruisce brillantemente la rottura che si è delineata a partire dagli anni Ottanta del Novecento, identificando gli snodi più significativi ed evidenziando le conseguenze di una trasformazione ancora in corso. Nella lezione conclusiva ci aiuta a capire le sfide e le opportunità che ci pone questo scenario, centrato sull’immaterialità e sulla velocità di internet e della finanza internazionale. Sottolineando alla fine l’esigenza di nuove prospettive, che possano trovare un punto d’equilibrio tra economia, politica e società.
"In questo volumetto troverete riflessioni profonde, acute e spesso fuori dei luoghi comuni, espresse in un linguaggio semplice e piano, mai noiosamente accademico (...) Cohen dice cose importanti che ci inducono a riflettere nella giusta direzione." (Fabio Ranchetti, "Corriere Economia", 12 novembre 2007) |