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«Nel corso del xx secolo si è determinato un fenomeno senza precedenti nella storia dell’umanità. Gli stati, che da Tucidide a Bismarck si erano sempre defi niti attraverso la pretesa di indipendenza sovrana, si sono progressivamente associati per creare organizzazioni internazionali in grado di promuovere la pace, prevenire le aggressioni, regolare le questioni diplomatiche, sviluppare un codice di diritto internazionale, incoraggiare lo sviluppo sociale e favorire la prosperità. La costruzione di questo network di forme di governance globale non è avvenuta attraverso un processo lineare. Ha avuto molte battute d’arresto e ha suscitato una grossa resistenza da parte di coloro che sentivano minacciati il loro potere e i loro privilegi. Per ogni voce che si levava in favore della cooperazione globale, ce n’era un’altra che metteva in guardia contro l’erosione della sovranità nazionale. Il dibattito è ancora acceso.»
Il Novecento, insanguinato da due confl itti mondiali, ha visto anche per la prima volta nella storia la creazione di nuove organizzazioni internazionali con l’obiettivo di promuove la cooperazione globale tra stati, con la Società delle Nazioni e poi con l’ONU. Non è stato un processo facile, segnato dalla persistente contraddizione tra la sovranità e l’internazionalismo. Tuttavia, in un mondo come quello attuale, privato dell’equilibrio del terrore tra grandi potenze, l’unica possibilità di evitare o almeno controllare tensioni e confl itti è affi data proprio a un «Parlamento dell’Umanità» (l’espressione è del poeta Tennyson) che trascenda l’egoismo degli stati-nazione. Paul Kennedy, studioso degli imperi, ripercorre la storia dell’ONU a partire dalle sue radici fi losofi che e storiche. Non nasconde limiti e fallimenti del Palazzo di vetro: spesso gli interessi dei singoli membri hanno fi nito per rendere la sua azione poco effi cace, intorno all’ONU è cresciuta una burocrazia pletorica, a volte l’antagonismo tra i membri permanenti del Consiglio di sicurezza non ha saputo evitare orrori e massacri. La scarsa cooperazione tra i paesi leader ha impedito di raggiungere obiettivi come il controllo dei gas serra e dell’impatto della globalizzazione sui paesi in via di sviluppo. Tuttavia per Kennedy l’ONU, seppur fallibile e spesso danneggiata dagli umori dei leader delle nazioni più potenti o dalla follia dei suoi funzionari, appare più che mai indispensabile: ci offre l’unica speranza di vivere in un mondo governato dall’accordo e non dal confl itto tra stati. Attraverso una ricostruzione accurata e ricca di analisi illuminanti Il parlamento dell’uomo affronta così le grandi questioni della politica internazionale e rilancia l’obiettivo con cui si apre la Carta della Nazioni Unite: quello di «salvare le future generazioni dal fl agello della guerra» e di «riaffermare la fede nei diritti fondamentali dell’uomo». |