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«Sia detto, amici, una volta per tutte: a correre rischi non è soltanto la credibilità della nazione o l'incerta, dubitabile essenza che chiamiamo democrazia, qui in gioco c'è la storia che ci resta, il poco che manca da qui alla morte.» Giovanni Raboni
Tra il 2002 e il 2004, di fronte al progressivo degrado della situazione politica italiana, e più in generale indignato per quello che giudicava un pericoloso imbarbarimento del nostro paese, Giovanni Raboni reagì nella maniera a lui più congeniale: da poeta. Chi conosce l'impegno civile e morale di Giovanni Raboni non si può sorprendere delle posizioni politiche che emergono da questi versi, in piccola parte già pubblicati su alcuni giornali e che hanno trovato una diffusione sorprendente anche via internet. Meno prevedibile, forse, che queste posizioni potessero ispirare in maniera diretta e immediata, feroce e precisa, una lirica di taglio così esplicitamente politico, immersa nell'attualità. Ma proprio questa scelta aiuta a illuminare, nell'ambito della sua intera produzione, il nesso profondo tra il cittadino e il poeta, tra l'uomo e l'artista.
Nella postfazione i testi che Patrizia Valduga ha composto durante la malattia di Giovanni Raboni, nell'estate del 2004. |