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Nelle poesie di Tiziano Rossi, lo sguardo si avventura spesso giù in basso, accarezza le piccole cose, si concentra sui dettagli, per avere una percezione più diretta, più attenta, più vera della realtà, in tutti i suoi elementi più minuti e contraddittori. È una maniera di conoscere il mondo, ma da questa scoperta può originarsi un incantesimo: perché quella realtà può rinviare, magari per contrappunto, a ulteriori entità, può diventare la base per la creazione di una mappa di riferimento. Da questa presa d'atto nasce e si compone un itinerario poetico che – come scrive nella sua prefazione Pietro Cudini – ha percorso, «ormai nell'arco ampio di quattro decenni, della umana storia, gli infiniti elementi umani e ambivalenti che, appunto, la rendono umana, e le danno consistenza di storia». Da Il cominciamondo (1963) fino a Gente di corsa (2000), con rigore, ironia e discrezione Tiziano Rossi ci guida alla scoperta di un esistere, dotato comunque di una sua verità e dignità, che va dunque indagato e approfondito: in questo senso, la poesia si rivela fondamentale strumento di conoscenza. |