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Moggach Deborah
Il sogno dei tulipani

Gli Elefanti Narrativa

Traduzione dall'inglese di Laura Noulian.

328 pagine
€ 8.00
ISBN 881167763-7

«Godibilissimo, sfrutta in pieno l’intrigo di situazioni e la trama sentimentale.»
(Sergio Perosa, «Corriere della Sera»)

Nella Amsterdam del 1636, animata dal culto del denaro e da quello della bellezza, tra le botteghe dei commercianti e dei pittori più straordinari, gli speculatori spingono alle stelle il prezzo dei bulbi di tulipano. Pare facilissimo arricchirsi senza fatica, e la città palpita di nuove e attraenti possibilità.
Cornelis Sandvoort, un ricco e maturo mercante, decide di commissionare il ritratto della sua sposa, la bella Sophia, a un promettente pittore dallo straordinario talento, Jan van Loos. È un incontro fatale, segnato da una sensualità travolgente ma anche dai mille pericoli che i due amanti dovranno affrontare, nel clima surriscaldato di un’euforia finanziaria al limite della follia.
Deborah Moggach ci racconta una passione pericolosa, sullo sfondo di un ambiente insolito, pieno di oggetti raffinati e preziosi, con il contrappunto di un mondo di servi d’irresistibile comicità. Alla bellezza dei due amanti corrisponde quella dell’arte, alla fragilità e alla potenza dell’amore corrispondono gli imprevisti della Borsa, in un crescendo d’intrighi e sentimenti.


Dicono di questo libro:
Enrico - Fiore, cuore, amore, dolore: "Il sogno dei tulipani" di Deborah Moggach è un romanzo di maniera sulla passione, sull'arte e sulla tulipanomania nella Amsterdam del secolo d'oro. La trama è presto detta: una fanciulla povera sposa un ricco e anziano mercante ma s'innamora di un pittore tutto genio e sregolatezza; la resa dei conti è prevedibile, e l'abilità della scrittrice sta nel rimandarla il più possibile. Fabula docet: «How stolid we look, but underneath we are all gamblers. We are a people possessed.» Alla base del meccanismo narrativo vi è infatti il parallelo tra follia amorosa ed economica (la speculazione sui tulipani e il relativo crack), in un misto tra destino e nemesi. La facile deriva sentimentale è dietro l'angolo: un'alquanto rudimentale psicologia si esaurisce tra istinti irrefrenabili e sensi di colpa. Il tema della potenza della passione non è stato scoperto ieri e la Moggach scalda il minestrone romantico senza aggiungervi ingredienti propri; nei punti più bassi, il romanzo sfiora dialoghi da soap opera, in quelli più alti si crea invece tensione e coinvolgimento emotivo. Al di là d'una certa superficialità di fondo, lo svolgimento è godibile. L'autrice è ambiziosa e adotta uno stile che mira a imitare le scene di genere della pittura olandese del Seicento. Non contenta delle citazioni in epigrafe ai capitoli, tratte dai libri seicenteschi di emblemistica, modella l'immaginario sui quadri di Vermeer per gli interni borghesi e di Steen per le taverne e i postriboli. L'idea in sé non è biasimevole, ma viene applicata con l'ispirazione di una maestrina pedissequa, in un tono che oscilla tra il didascalico e il compiaciuto; la filologia, pur ben documentata, si avvicina sin troppo allo stereotipo, con un effetto contrario alla quotidianità dei dipinti che le parole mirano a copiare. Nel caso non si fosse abbastanza colti da cogliere i riferimenti da sé, c'è pure (bontà dell'editore) l'appendice illustrata coi quadri citati. Eppure è proprio nelle descrizioni che la Moggach dà il meglio di sé. Se si perdona la vocazione pedagogica, la cartolina "Saluti da Amsterdam, 1636" è un collage visivo ben assemblato dal punto di vista retorico. Eccone un esempio: «È il 1636 e Amsterdam è in pieno rigoglio. Il governo ha sede all'Aia, ma è Amsterdam la vera capitale della repubblica. Il commercio prospera; le arti fioriscono. I signori e le signore alla moda passeggiano lungo le sue strade e i canali rimandano l'immagine delle belle case in cui essi vivono. La città sembra piena di specchi in cui si riflette il tiepido sole primaverile. Delle nuvole color rame stanno immobili sotto i ponti. Amsterdam si ammira nelle proprie acque così come una donna si guarda nello specchio. Come non perdonare il peccato della vanità a tanta bellezza? E appesi in centinaia di case, i quadri rispecchiano le vite che vengono vissute tra quelle mura. Una donna suona il virginale; un uomo le è accanto e la guarda. Un giovane e avvenente soldato porta un bicchiere alle labbra; la sua immagine riflessa brilla nel coperchio d'argento della caraffa. Una cameriera porge una lettera alla sua padrona... Gli attimi di vita rispecchiati nei ritratti sono immobili, come sospesi in una gelatina. Nei secoli a venire la gente osserverà questi dipinti domandandosi cosa stia per accadere. Cosa c'è scritto in quella lettera che la donna legge davanti alla finestra, con la luce del sole che le inonda il volto? È forse innamorata' Butterà via la lettera o farà ciò che nella lettera si chiede, aspettando il momento opportuno per sgattaiolare via, dietro la tela, attraverso le stanze che vediamo recedere alle sue spalle, indondate dai raggi del sole? Chi può dirlo? Il viso della donna è sereno,i suoi segreti lei li tiene ben chiusi nel cuore. E se ne sta là in piedi, intrappolata nella sua cornice, sospesa nel momento della verità. Non ha ancora preso la sua decisione.» L'atmosfera sospesa à la Vermeer sarebbe carina, specie in contrasto coi bollori erotici dei protagonisti; il problema è il retrogusto da tableau vivant. Più il sentimento vuole bruciare forte, più si sciolgono le statue di cera; se invece il tono si fa saggistico ne risente la vivacità della narrazione. È un problema di bilanciamento intrinseco al genere "romanzo storico", ma in questo caso il conflitto è particolarmente irrisolto. E infatti il problema principale de "Il sogno dei tulipani" è la mancanza di un insieme convincente: il dettaglio è spesso curato con artigianale sapienza, ma manca la "visione" dell'opera d'arte sia nei contenuti sia nello stile. Tutto si riduce a una storiellina appassionata inserita in un'ambientazione ben documentata; non è molto, ma almeno è sufficiente per una lettura moderatamente divertente e istruttiva.

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Moggach Deborah

Deborah Moggach vive a Londra ed è autrice di tredici romanzi, tra cui il best seller internazionale Il sogno dei tulipani (Garzanti, 2000). Ha scritto anche diverse sceneggiature per la BBC ed è socia della Royal Society of Literature e presidente della Società degli Autori britannica.

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