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«La ricostruzione lucida e appassionante di un problema di notevole complessità: il ruolo dei servizi di intelligence nella seconda guerra mondiale e nel periodo immediatamente precedente. Concentrandosi sulla dimensione umana in un libro scritto con esemplare chiarezza, rende un tema arcano comprensibile e appassionante anche per un lettore come me, privo di una specifica preparazione matematica.» (Stanley Weintraub, Professore Emerito alla Pennsylvania University).
«Budiansky è un maestro nell'inserire la scienza della crittografia nel più ampio contesto politico e culturale.» («Publisher's Weekly») La guerra dei codici è la più completa ricostruzione delle attività dei servizi di spionaggio e controspionaggio nel corso della seconda guerra mondiale. Stephen Budiansky ha avuto accesso ai documenti (oltre un milione di pagine) resi pubblici nel corso degli ultimi cinque anni dall'esercito americano e dalla marina britannica. Emerge così per la prima volta il quadro completo di uno degli aspetti più affascinanti e misteriosi del conflitto. Le rivelazioni più clamorose riguardano certamente Enigma, la complessa macchina messa a punto dai tedeschi per criptare le proprie comunicazioni. Gli Alleati riuscirono faticosamente a decrittare i messaggi tedeschi – grazie a un po' di fortuna e molta applicazione, ma anche grazie al genio di Alan Turing, il matematico inglese che nell'occasione costruì i primi computer, e a Ian Fleming, che con alcune trovate degne di un romanzo di James Bond riuscì a recuperare preziosi documenti dei nazisti. Ma da questa ricostruzione emergono con chiarezza anche il ruolo di polacchi e francesi; e soprattutto la feroce rivalità tra gli americani e gli inglesi, che tentarono di monopolizzare il controspionaggio alleato mentre i sottomarini dell'ammiraglio Dönitz affondavano decine di navi alleate nell'Atlantico. Altre pagine ugualmente degne di figurare in un romanzo, ebbero per teatro il Pacifico. Su questo fronte l'eroe oscuro fu un ufficiale della marina americana, Joseph J. Rochefort: da una buia cantina a Perl Harbor diresse l'operazione che portò a intercettare e decifrare una serie di messaggi giapponesi che si rivelarono decisivi nella vittoria della Battaglia delle Midway. Stephen Budiansky non si limita a narrare questi episodi memorabili, e molti altri ancora, arricchendo la sua ricostruzione con un ricco corredo di mappe, diagrammi e immagini. A partire da questa ricostruzione, offre una serie di considerazioni di notevole interesse sui rapporti tra i comandi militari e i vertici politici da un lato e i servizi di spionaggio e controspionaggio dall'altro. Infine, nel tracciare un bilancio complessivo della «guerra dei codici», si chiede se la capacità di leggere le comunicazioni nemiche sia stata determinante nell'esito del conflitto. |