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Mi imbattei nell'opera del criminologo americano Lonnie H. Athens, quasi per caso, scartabellando il catalogo delle edizioni della University of Illinois Press. Il catalogo citava il volume di Athens del 1992 intitolato The Creation of Dangerous Violent Criminals e spiegava che era basato su approfondite interviste che l'autore aveva condotto con più di cento criminali violenti. In confronto agli studi statistici dei registri di polizia o delle TAC del cervello dei criminali, quell'approccio mi sembrò più fresco e diretto, e così ordinai una copia del libro,. Restai sorpreso e affascinato. Non solo offriva una spiegazione credibile del processo tramite il quale i criminali violenti intervistati da Athens avevano appreso a essere tali, ma contribuiva anche a demistificare i resoconti giornalistici dei crimini violenti che si leggono quotidianamente. Richard Rhodes
Perché uccidono? Che cosa spinge uomini e donne – e a volte addirittura bambini – ad assalire, violentare, mutilare e assassinare? Da sempre l'umanità cerca una risposta a questa angosciante domanda: di volta in volta ha creduto di trovarla in cause morali, soprannaturali, comportamentali, sociali, neurologiche o genetiche. Ma nessuna teoria aveva finora spiegato in maniera credibile e autorevole i delitti che riempiono le cronache. Lonnie Athens è un criminologo americano che nel corso degli anni, tra l'indifferenza o l'ostilità dei colleghi e delle istituzioni, ha condotto ampie e approfondite interviste con più di cento criminali. Ne ha indagato le motivazioni, il comportamento, la biografia, per ricostruire il percorso che li ha portati al delitto. Nell'individuare le quattro fasi che portano a strutturare una personalità violenta, Athens ribalta molti luoghi comuni: a cominciare dalla teoria che il comportamento violento sia impulsivo e segua motivazioni inconsce e predeterminate. Emerge così un'interpretazione che può avere un ruolo importante nella prevenzione e controllo della criminalità. Più in generale, Perché uccidono getta luce sui lati oscuri della nostra psicologia, – e sulla possibilità di modificarla una volta che il suo sviluppo si sia completato. Richard Rhodes – vincitore del Premio Pulitzer e del National Book Award – illustra con esemplare chiarezza le ricerche di Athens e le loro possibili applicazioni. Le mette alla prova esaminando personalità come Perry Smith (il killer di A sangue freddo di Truman Capote), Lee Harvey Oswald e Mike Tyson, ma anche l'impatto sui combattenti di un conflitto come quello del Vietnam. E spiegando con motivi anche personali, radicati nel violento ambiente familiare della loro infanzia, l'interesse dello scienziato e suo proprio per un argomento così scabroso: un elemento autobiografico che contribuisce alla forza di questo saggio sorprendente e persuasivo.
Il professor Lonnie Athens, basandosi su studi di esperienze reali, ha identificato un processo di sviluppo sociale che accomuna tutti i criminali violenti e che lo stesso Athens propone di definire «violentizzazione».
Si svolge in quattro fasi: 1) brutalizzazione: il bambino viene costretto con la violenza (o con la minaccia di violenza) a sottomettersi a una figura aggressiva e autoritaria; questa brutalizzazione lascia la vittime «profondamente turbate e disturbate»; 2) belligeranza: il soggetto, in difficoltà con sé stesso e con il mondo, determinato a evitare ulteriori brutalità, decide di imitare il proprio aguzzino e di ricorrere alla violenza; 3) prestazioni violente: la risposta violenta ha successo, e il soggetto coglie il rispetto e la paura nello sguardo degli altri, che ora «lo trattano come se fosse letteralmente pericoloso. Agiscono nei suoi confronti con molta più cautela, prestando particolare attenzione a non offenderlo o provocarlo in alcun modo»; 4) virulenza: la malevolenza diventa una decisione e una scelta, il soggetto «è pronto ad attaccare fisicamente le persone con l'intenzione di ferirle gravemente o di uccidere alla minima provocazione»; può scoprire «di essere diventato un compagno benvenuto e ambito in gruppi per i quali avere una reputazione violenta è un requisito sciale necessario».
Ogni fase, spiega Athens, «descrive le esperienze sociali che le persone devono attraversare prima di poter accedere alla fase successiva dello sviluppo della violenza».
Lonnie H. Athens, dopo aver subito nell'infanzia le violenze del padre, «Pietro il Greco», si è laureato in criminologia alla University of California a Berkeley nel 1975. Ha condotto le sue ricerche nei carceri d massima sicurezza dello Iowa, della California e di altri stati degli USA. È autore di The Creation of Dangerous Violent Criminals (1992) e Violent Criminals Acts and Actors Revisited (1997). Insegna attualmente criminologia alla Seton Hall University. |