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Stoll Clifford
Confessioni di un eretico high-tech
Perché i computer nelle scuole non servono e altre considerazioni sulle nuove tecnologie

SA
Postfazione di Raffaele Simone. Traduzione di Andrea Antonini.

192 pagine
€ 14.98
ISBN 881173890-3

«Mi pare che Stoll difenda due o tre cose che anche a mio avviso vanno mantenute. Una è che la scuola deve preservare la collettività di persone umane che operano insieme, imparano insieme, giocano insieme, parlano tra loro (e magari sono contente di quel che fanno). L'altra è che non si conosce ancora un deposito di conoscenze che sia migliore di un libro. Infine l'idea che vada preservato e arricchito il contatto con la realtà, non quella simulata ma quella vera, quella "fisica", che richiede spirito di esplorazione e di scoperta, movimento, manipolazione».
(dalla Postfazione di Raffaele Simone)


Riviste, giornali, libri, convegni annunciano al mondo intero che le nuove tecnologie risolveranno i drammatici problemi della scuola. La parola d'ordine di questa rivoluzione pedagogica è: «Un computer su ogni banco». Il miracolo è garantito, gli studenti devono imparare a vivere in un mondo fatto più di bit che di cose.
Clifford Stoll nutre qualche dubbio e si diverte a demolire diversi luoghi comuni. Secondo il Nuovo Vangelo digitale «l'informazione è potere»: ma non per questo i bibliotecari – che detengono le più formidabili banche dati – sono diventati ricchi e famosi. E qual è la categoria più potente nella nostra società? I politici, notoriamente disinformati. Imparare a usare i PC – si ripete fino alla nausea – è indispensabile: finché non si scopre che i PC vengono usati quasi esclusivamente come «word processor» (cioè come macchine per scrivere) e per i videogiochi. Poi basta visitare qualche sito moderno, culturale e alla moda per rendersi conto che i meglio riusciti ricordano le riduzioni dei classici a fumetti – se va bene.
Informatissimo, ironico, provocatorio, Stoll sa che l'educazione è una cosa assai diversa e molto più seria dell'alfabetizzazione informatica. Cliccare qua e là su un CD-rom non significa capire e apprezzare i capolavori del passato. A un buon insegnante non servono mouse ed e-mail: sono più importanti il contatto umano con lo studente, il rapporto costante con la classe, condividere un'esperienza e un percorso comuni, immersi nella stessa realtà. Senza dimenticare che i computer sono oggetti piuttosto brutti, che richiedono una manutenzione costante e costosa – a differenza del libro, che è il deposito di conoscenze più efficace a nostra disposizione.
Per Stoll la scuola è davvero importante, perché plasma i cittadini di domani. Le sue Confessioni di un eretico high tech lanciano un appello urgente: non possiamo affidare il futuro della società ai fanatici delle neo-tecnologie, ai fabbricanti di computer e di software, ai loro esperti di marketing.

La segnalazione su Galileo Net.

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Clifford Stoll (1951) è professore di astronomia a Berkeley, ma è anche uno dei commentatori più autorevoli sullo sviluppo della rete. Bill Gates l'ha definito «l'avvocato del diavolo» di Internet. E' autore di The Cuckoo's Egg, Miracoli virtuali (1995, tr. it. Garzanti, 1997) e di Confessioni di un eretico high tech (1999, tr. it. Garzanti 2000).
Vive con la sua famiglia non lontano da San Francisco.