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«Mi pare che Stoll difenda due o tre cose che anche a mio avviso vanno mantenute. Una è che la scuola deve preservare la collettività di persone umane che operano insieme, imparano insieme, giocano insieme, parlano tra loro (e magari sono contente di quel che fanno). L'altra è che non si conosce ancora un deposito di conoscenze che sia migliore di un libro. Infine l'idea che vada preservato e arricchito il contatto con la realtà, non quella simulata ma quella vera, quella "fisica", che richiede spirito di esplorazione e di scoperta, movimento, manipolazione». (dalla Postfazione di Raffaele Simone)
Riviste, giornali, libri, convegni annunciano al mondo intero che le nuove tecnologie risolveranno i drammatici problemi della scuola. La parola d'ordine di questa rivoluzione pedagogica è: «Un computer su ogni banco». Il miracolo è garantito, gli studenti devono imparare a vivere in un mondo fatto più di bit che di cose. Clifford Stoll nutre qualche dubbio e si diverte a demolire diversi luoghi comuni. Secondo il Nuovo Vangelo digitale «l'informazione è potere»: ma non per questo i bibliotecari – che detengono le più formidabili banche dati – sono diventati ricchi e famosi. E qual è la categoria più potente nella nostra società? I politici, notoriamente disinformati. Imparare a usare i PC – si ripete fino alla nausea – è indispensabile: finché non si scopre che i PC vengono usati quasi esclusivamente come «word processor» (cioè come macchine per scrivere) e per i videogiochi. Poi basta visitare qualche sito moderno, culturale e alla moda per rendersi conto che i meglio riusciti ricordano le riduzioni dei classici a fumetti – se va bene. Informatissimo, ironico, provocatorio, Stoll sa che l'educazione è una cosa assai diversa e molto più seria dell'alfabetizzazione informatica. Cliccare qua e là su un CD-rom non significa capire e apprezzare i capolavori del passato. A un buon insegnante non servono mouse ed e-mail: sono più importanti il contatto umano con lo studente, il rapporto costante con la classe, condividere un'esperienza e un percorso comuni, immersi nella stessa realtà. Senza dimenticare che i computer sono oggetti piuttosto brutti, che richiedono una manutenzione costante e costosa – a differenza del libro, che è il deposito di conoscenze più efficace a nostra disposizione. Per Stoll la scuola è davvero importante, perché plasma i cittadini di domani. Le sue Confessioni di un eretico high tech lanciano un appello urgente: non possiamo affidare il futuro della società ai fanatici delle neo-tecnologie, ai fabbricanti di computer e di software, ai loro esperti di marketing.
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