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«Oggi la sinistra si trova a dover lottare con due avversari di temibile forza. Il primo è la natura «penitenziale» dello stare a sinistra: lo sforzo che comporta, la massa di sacrifici e rinunce che implica, il bisogno di farsi perdonare (o sforzarsi di dimenticare) la scia di sofferenze che la storia dei comunismi e dei socialismi porta con sé. Il secondo è il Mostro Mite, la faccia sorridente che il Leviatano ha assunto nell'era globale.»
Il punto di partenza è la drammatica crisi (forse di morte e trasfigurazione) in cui la sinistra si dibatte ovunque agli inizi del XXI secolo. La spiegazione che offre Raffaele Simone non è solo di natura politica. Perché non basta ricordare (come molti hanno fatto) la sequela di tragici errori o di incredibili leggerezze in cui la storia degli ideali di sinistra ha spesso finito per incagliarsi. È necessaria invece una prospettiva diversa, che si apra sul fondale della cultura di massa su cui si è costruita la modernità. La nuova società globalizzata è dominata da un modello di cultura affabile, avvolgente, consumista, indifferente alla rinuncia e all'altruismo, dominato dal vedere e dalla distanza dagli oggetti e dalle cose. È «il Mostro Mite», la faccia sorridente, e tuttavia sinistra e prepotente, della Neodestra. L'imporsi di questo modello ha scompaginato alla base gli «ideali della sinistra» e ha distolto la gran massa dei suoi sostenitori naturali. È al Mostro Mite che la sinistra deve le sue tremende difficoltà attuali: ma ancora non se n'è accorta. |