Mario Luzi (Firenze, 1914) è una delle figure chiave della poesia italiana del Novecento. La sua produzione lirica dal 1935 al 1994 è raccolta nei due volumi Tutte le poesie (Garzanti 1999). Presso Garzanti ha inoltre pubblicato la raccolta Sotto specie umana (1999) e La Passione, scritto per accompagnare la Via Crucis della Pasqua del 1999.
Intimamente legata all'esperienza poetica è l'attività drammaturgica: il suo Teatro è stato raccolto in un unico volume (nella collana «Gli Elefanti») che comprende le opere pubblicate tra il 1978 e il 1982; i suoi testi più recenti sono Felicità turbate (Garzanti 1995) e Ceneri e ardori (Garzanti 1997).
Tra le sue opere saggistiche, si ricordano L'inferno e il limbo (1949), L'idea simbolista (1959), Discorso naturale (Garzanti 1984) e Naturalezza del poeta (Garzanti 1995).
Garzanti ha inoltre in catalogo Colloqui. Un dialogo con Mario Specchio, una distesa conversazione in cui il poeta ripercorre il proprio itinerario esistenziale e artistico.
Dalla Garzatina di Letteratura
Al 1935 risale la sua prima raccolta, La barca, cui è seguito Avvento notturno (1940), testo esemplare dell'ermetismo fiorentino. Foltissima la produzione successiva, che scandisce le tappe e gli sviluppi di un itinerario poetico fra i più ricchi e coerenti del Novecento italiano: Un brindisi (1946), Quaderno gotico (1947), Primizie del deserto (1952), Onore del vero (1957), confluiti con altri versi sparsi in Il giusto della vita (1960), Nel magma (1963), Dal fondo delle campagne (1965), Su fondamenti invisibili (1971), Al fuoco della controversia (1978, premio Viareggio), Per il battesimo dei nostri frammenti (1985), Frasi e incisi di un canto salutare (1990), Viaggio terrestre e celeste di Simone Martini (1994), cui vanno aggiunti i poemetti drammatici inclusi in Teatro (1993) e i testi teatrali Pontormo (1995), Io, Paola, la commediante (1992) e Ceneri e ardori (1997). Tema dominante della poesia di L. è l'angosciosa contrapposizione tempo-eternità, individuo-cosmo. Il discorso che ne nasce (affidato a un pregnante linguaggio analogico) muove da una sorta di limbo lirico verso una realtà carica di presenze, di “altri”: questo colloquio col mondo degli uomini e della storia si piega a volte a dialogo familiare, altre volte diventa presa di coscienza del lacerarsi di una civiltà. La sintassi, inizialmente costretta entro moduli chiusi, si accosta via via al parlato fino a raggiungere, da Onore del vero in poi, un singolare equilibrio di recitativo e canto. Ha tradotto da Shakespeare, Coleridge, Racine. Della produzione saggistica vanno ricordati: L'inferno e il limbo (1949), Studio su Mallarmé (1952), Tutto in questione (1965), Vicissitudine e forma (1974), Spazio stelle voce (1992), Naturalezza del poeta (1995).